sabato 15 agosto 2009

Obon (15 agosto Festa dei morti)


La parola 'Matsuri' significa festa per adorare gli dei o gli spiriti dei defunti. Di solito sono manifestazioni annuali che servono a propiziarsi la buona raccolta del riso e la salute della comunità. Per animare le celebrazioni si organizzano danze tradizionali con l'uso di strumenti musicali.

Obon è la festa buddista annuale giapponese durante la quale si commemorano gli antenati. Viene celebrata dal 13esimo al 15esimo giorno del settimo mese dell'anno, che è luglio secondo il calendario solare. Tuttavia, dato che il settimo mese secondo il calendario lunare coincide, grosso modo, con agosto, Obon viene celebrato a metà agosto in molte regioni del Giappone, mentre in altre si celebra a metà luglio.
Si dice che in questo periodo le anime dei defunti tornino a casa al fine di visitare i loro parenti.

Vicino al cancello d'ingresso, il primo giorno (il 13 agosto) si prepara il "fuoco dell'accoglienza (mukaebi), mentre l'ultimo giorno (il 15 agosto) si accende il "fuoco del commiato" (okuribi) che accompagnerà le anime durante il viaggio di ritorno nell'aldilà.

In ogni casa in cui ci sia l'altare dedicato ai defunti della famiglia, davanti alla porta di casa, si accende una grossa lanterna. Ortaggi e legumi, frutta e sake sono lasciati fuori in offerta agli spiriti.

Fiori, frutta e dolci per decorare gli altari buddisti e le tombe ed incenzo da bruciare. Questo è il momento in cui si esterna il rispetto verso i propri antenati. Ma non è solo agli spiriti che sono dedicati i cibi e le bevande.

Le offerte di frutta e verdura, l'ultimo giorno vengono consegnate alla corrente dei fiumi o del mare (shoryo-nagashi).
I parenti usano riunirsi presso le tombe degli antenati, per questo, molti giapponesi che lavorano in altre città, ritornano nelle città d'origine per pulire le tombe. Mentre ad altri viene delegata la pulizia degli altari buddisti nella casa.

Per chi è deceduto da metà agosto dell'anno precedente fino al corrente agosto si celebra anche "hatsubon" (la prima volta che un defunto torna a visitare i propri parenti).

Il bonzo buddista celebra delle omelie alla presenza dei parenti.

Durante il periodo delle celebrazioni di Obon, rosse lanterne sono appese ovunque. In realtà, queste inizialmente erano lanterne che servivano a guidare gli spiriti verso la propria casa e poi verso il ritorno nell'aldilà.
In genere sono accese dove si svolgono le danze folcloristiche: nelle piazze o nei tempi delle città. Al centro di questi spazi viene innalzata una torre con in cima un batterista di taiko. Tutt'intorno uomini e donne vestite di "yukata" (kimono in cotone) ballano al ritmo di taiko (tamburi) e di canzoni popolari. Le danze si svolgono su ritmi ripetitivi, ognuno dei quali ha un significato specifico: scavare, tagliare le spighe di riso ecc.
E per finire, fuochi d'artificio! In Giappone simboleggiano l'estate.



Ho trovato su Wikipedia una spiegazione molto approfondita ma di difficile comprensione su "Obon" che in sanscritto si chiama "Ullambana" , più adatta agli addetti del settore.
Mentre sul blog di chiccadanj c'è questo post che forse rende bene l'idea di cosa vuol dire Obon.


L'estate giapponese ha tre simboli fondamentali: suika (cocomero), hanabi (fuochi d'artificio) e bon odori. La terza è una festa per le anime dei morti che tornano alla loro casa, ma ha poco a che vedere con Halloween.
Bon odori significa 'danza di bon'. La parola 'bon' deriva dal sanscrito e quindi dall'India, dove nacque Budda: si tratta perciò di una parola buddista. Per la precisione, il termine esatto sarebbe urabon, ma tutti preferiscono usare obon (la 'o' nella lingua giapponese è un prefisso formale, di onorificenza). La festa ha luogo dal 13 al 16 di agosto, oppure, nei luoghi in cui ancora si segue il calendario lunare, dal 13 al 16 di luglio. Durante questo periodo la maggior parte dei giapponesi tornano al loro paese natio, per cui tutti vanno in vacanza.

Mokuren, uno degli allievi sovrani di Shaka (Godama Siddarta) vide la madre defunta che soffriva nell'Inferno della Fame. Mokuren chiese un aiuto a Shaka e questi gli consigliò di offrire cibo e bevande ai monaci il 15 luglio di ogni anno. Mokuren fece come gli fu detto e la madre salì in cielo grazie al gesto generoso del figlio.

Questa leggenda è considerata l'origine dell'Obon. A proposito del rapporto fra questo racconto e la parola obon/urabon, pare che ogni scuola buddista abbia una sua personale teoria. Per esempio, secondo uno studioso, era il termine con cui si identificava l'abitudine di offrire cibo, mentre una scuola buddista ritiene che sia il sutra (testo sacro) contenente questa storia a chiamarsi Urabon. Ma comunque sia, l'abitudine di celebrare una funzione commemorativa e corale per gli antenati attraverso l'offerta di cibo il 15 di luglio (calendario lunare), entrò in Giappone insieme al buddismo verso la metà del VI° secolo. Già allora, però, esisteva in Giappone l'abitudine di fare una festa per gli antenati: le due ricorrenze si fusero e divennero l'attuale Obon. Infatti, anche oggi, in alcune zone, l'Obon si chiama Festa dell'Anima, Festa degli Spiriti e delle Anime e così via, proprio come nell'antichità.
E' necessario ricordare che in Giappone il termine 'spiriti' non ha lo stesso significato di quello occidentale: niente a che fare con fantasmi, ma piuttosto con divinità o entità della natura. Esiste una buffa abitudine, probabilmente tramandata nei secoli: si preparano un cavallo fatto con un cetriolo e una mucca fatta con una melanzana, che dovrebbero fungere da veicolo per le anime degli antenati. Che senso ha? Gli antenati possono tornare sulla terra a trovare i parenti vivi con un veloce cavallo/cetriolo, mentre per il ritorno doranno usare una lenta mucca/melanzana che li allontanerà dai propri cari con meno fretta. Nell'antica religione giapponese non esisteva l'idea di inferno e sofferenza dopo la morte. Gli antenati defunti sono considerati come qualcosa a mezza via tra i
kami (le divinità, anche se il termine ha un significato dissimile da quello occidentale) e le anime (o anche spiriti) che proteggono la vita dei discendenti vivi. In fondo, per tanti giapponesi, l'Obon non è una festa dedicata a salvare le anime all'inferno, bensì per divertirsi insieme agli antenati che tornano da noi.

Nei quattro giorni dell'Obon, si può avere un tipico programma, come segue:

13/14 agosto: mukaebi
Si accendono candele, lanterne e fuochi per ricevere le anime

15 agosto: obon
I parenti si riuniscono, visitano il cimitero, mangiano insieme

16 agosto: okuribi
Si accendono candele, lanterne e fuochi per mostrare alle anime la strada di ritorno all'aldilà


mercoledì 12 agosto 2009

Lezione di cucina del 10 agosto 2009


In genere il terzo lunedì del mese a Kokura, in provincia di Fukuoka, faccio l'unica lezione mensile di cucina italiana.
Ma a luglio, agosto e settembre il terzo lunedì del mese è festivo e, per evitare che ci siano delle assenze, dovute alle festività, le lezioni per questo trimestre si terranno il secondo lunedì del mese.

Anche lunedì scorso, 10 agosto, abbiamo fatto la nostra lezione mensile di cucina casalinga italiana.
I preparativi iniziano sempre alle 12:50, mentre la lezione avviene dalle 13:30 alle 16:30 circa.

Eravamo in 13, 11 donne e 2 maschi. Anche oggi all'ultimo momento ci sono state delle defezioni, saremmo dovuti essere in 16.

Menu
- Tagliatelle ai tre colori in salsa vellutata
- Patate Duchessa
- Margherite di Stresa


Tagliatelle ai tre colori in salsa vellutata

Ricetta delle mitiche sorelle Simili. I colori sono troppo tenui, la prossima volta sarà meglio abbondare con il basilico e le carote.

Ingredienti
150 gr di farina
150 gr di semola rimacinata
1 uovo
1 cucchiaio di pesto di basilico
1 carota bollita ridotta in pesto
2 cucchiai di olio evo
1 scalogno
2 cucchiai di farina
300 ml di brodo di dado
sale, noce moscata qb

Mescolare le due farine con un poco di sale e dividere in 3 parti.
Impastare una parte con l'uovo, una con il pesto di basilico e l'ultima con il pesto di carota.
Tirare le sfoglie e fare le tagliatelle.
In una padella far imbiondire nell'olio evo lo scalogno affettato; aggiungere, a fuoco spento, la farina e mescolare per farla assorbire, rimettere sul fuoco e far cuocere per 1 o 2 minuti, aggiungere il brodo caldo e, con una frusta, mescolare energicamente per non far formare grumi.
Passare al colino la salsa, schiacciando le fette di scalogno, e continuare a cuocere per 10 minuti.
Unire della noce moscata grattugiata ed aggiustare di sale.
Cuocere in acqua bollente salata le tagliatelle, scolarle e condirle con la salsa vellutata ed un poco di pesto di basilico.
Servire subito.


Patate Duchessa

In rete ci sono tante ricette sulle patate Duchessa, ho scelto la più semlice da realizzare.
Abbiamo avuto un grosso problema, le due sacche da pasticciere monouso che avevo portato si sono strappate durante l'uso. Mi sono trovata in difficoltà per alcuni secondi, poi ho chiesto scusa per l'accaduto ed ho consigliato di fare delle palline schiacciate. Ecco il perchè delle strane forme che sono venute fuori. Meno male che il sapore è buonissimo, a prescindere dalla forma.
Insieme ci sono delle olive nere, insalata e dei pomodori Sanmarzano del mio giardino

Ingredienti

500 gr di patate
50 gr di burro
3 tuorli d'uovo
80 gr di parmigiano
sale, pepe e noce moscata qb

Lessare le patate, sbucciarle ancora calde e schiacciarle. Condirle con sale, pepe e noce moscata ed unire il burro morbido, il parmigiano ed i tuorli, uno per volta.
Mettere il composto in una sacca da pasticciere con bocchetta a stella grande e formare dei fiori su una placca foderata con carta forno.
Infornare a 180° fino a che saranno ben dorate (circa 15 minuti)


Margherite di Stresa

Queste, tempo fa, le ho viste sul blog di Morena e recentemente su quello di NIGHTFAIRY.
Il problema è stato che, facendo caldissimo, si scioglieva il burro. Allora, mentre stendevo una piccola parte di impasto, il resto stava in freezer. Così siamo riusciti a farle.
Sono veramente buonissime!

Ingredienti
300 gr di burro
125 gr di zucchero a velo
250 gr di farina
250 gr di maizena
5 tuorli sodi
2 gr di sale
1 bustina di vanillina

Passare al setaccio i tuorli sodi. Amalgamare gli ingredienti con la spatola e tagliuzzare il burro.
Fare una palla e tenerla in frigo per almeno mezz'ora.
Stenderla a 1 cm di altezza.
Tagliare dei fiori con lo stampo e metterli in una teglia coperta da carta forno.
Cuocere a 170° per 20 minuti circa.

Piccolo reportage di foto della lezione di cucina!

Alle prese con la vellutata, la salsa per le tagliatelle.

Si mangia!!!! Erano tutti piacevolmente sorpresi per il gusto dei piatti appena preparati.

Ho portato anche il mio plum cake con fichi secchi al forno ripieni di mandorle e uva sultanina, ormai lo faccio spessissimo e riscuote sempre grande successo.

Anche oggi ci siamo divertiti moltissimo ed abbiamo mangiato alla grande.

giovedì 6 agosto 2009

Il Castello Svelato

Castello Sant'Angelo di Taranto

Da "Bari la Repubblica.it"
giovedì 06.08.2009 ore 13.28

Tremila anni di storia rivivono tra le mura del castello Sant'Angelo di Taranto. Dal 1492 la fortezza aragonese troneggia sul borgo antico della città. Quei bastioni imponenti hanno assistito a invasioni e battaglie. A saccheggi e distruzioni. Ed ogni epoca ha lasciato traccia nel fortilizio i cui sotterranei giorno dopo giorno regalano un pezzo di storia, raccontando le vicende di una città che nel suo passato scava affannosamente per trovare la forza di rialzarsi. E nel cuore del castello Aragonese da sei anni quotidianamente lavora alacremente una task force voluta dalla Marina Militare. A guidarla è l'ammiraglio Francesco Ricci, sino al 2007 comandante in capo del dipartimento dello Ionio e del Canale d'Otranto. Da due anni è in pensione e su mandato della Marina ha adottato quella fortezza costruita su un banco di roccia dal quale sembra scrutare con sguardo austero il ponte girevole e il canale navigabile che separa la zona nuova da quella vecchia.
L'ammiraglio sin dal 2003 ha avviato un lavoro di recupero del castello che ancora oggi ha funzioni di presidio militare. Ha ordinato scavi e restauri, spianando la strada all'apertura al pubblico. Picconata dopo picconata sono cadute tonnellate di cemento e intonaco che nei secoli hanno invaso corridoi e segrete, nascondendo i tesori del castello.
Così l'antica configurazione aragonese ha ripreso vita. Sono tornate alla luce gallerie e camminamenti, in passato riempite di terra per stabilizzare la fortezza. Sono state scoperte feritoie, caditoie, camminamenti e casematte dove sono stati riposizionati i grossi pezzi di artiglieria.
Il terreno ha regalato le maggiori sorprese. Da anni gli uomini dell'ammiraglio Ricci sono affiancati dagli archeologi dell'Università di Bari e della Soprintendenza. Quel plotone di esperti ha affondato le mani nelle stratificazioni plurisecolari riportando alla luce frammenti e reperti che raccontato Taranto sin dalle sue origini.
"Il castello - spiega l'ammiraglio Ricci - è un monumento di straordinario interesse. Gli scavi hanno evidenziato i resti della fortezza svevo angioina sulla quale venne edificato l'attuale struttura. Ma abbiamo trovato tracce anche del castrum bizantino e frammenti risalenti al IV e V secolo A. C. ".
Nell'area del castello delimitata da quattro dei cinque torrioni originari, sono state scovate testimonianze di vita quotidiana di ogni epoca. Nel cuore della fortezza, proprio sotto la cappella di San Leonardo è stato rinvenuto il frammento di un vaso votivo. Una iscrizione ha rivelato che era un oggetto dedicato alla dea Artemide Orthia, divinità venerata a Sparta. Il reperto conferma da un lato l'origine spartana di Taranto, ma anche che la chiesetta venne realizzata in epoca cristiana in una zona già destinata al culto in epoca greca. Nelle stanze segrete svelate dagli scavi sono state rinvenute 90 monete, in larga parte spagnole, ma anche di epoca romana e bizantina.
Tra queste anche tre piccole monete di rame coniate nel 1500 dalla repubblica di Venezia. Quelle monetine sono ciò che resta del passaggio delle galere veneziane prima della battaglia di Lepanto. Tutti i reperti oggi sono esposti nel castello.
"Riportare alla luce questi tesori per noi della Marina significa continuare a servire il nostro paese" - confessa con un pizzico di emozione l'ammiraglio Ricci che in sei anni ha portato a termine il restauro del 50% del castello. Da quando il monumento è stato aperto al pubblico già 83.000 persone hanno visitato la fortezza.
Il programma allestito dalla Marina prevede visite guidate di un'ora e mezza. I turisti fruiscono gratuitamente delle guide e per 90 minuti possono tuffarsi nei tremila anni di storia che grondano dalle spesse mura del castello Aragonese di Taranto.



Finalmente posto qualcosa sulla mia Taranto.
Ho approfittato dell'articolo di "Bari la Repubblica.it" trovato nel web.
Due anni fa, a settembre del 2007, con un gruppo di amici giapponesi abbiamo visitato il castello Sant´Angelo di Taranto (noi lo chiamiamo Castello Aragonese) ed abbiamo usufruito della visita guidata gratuita. E' stata un'esperienza molto bella.
Queste foto le ha scattate Yukiko, una delle amiche giapponesi.

sabato 1 agosto 2009

Rinnovo patente di guida in 45 minuti


Faxsimile di una patente di guida giapponese

Ho rinnovato la mia patente di guida giapponese in 45 minuti!!!

Agli inizi di luglio ho ricevuto a casa una comunicazione postale dove mi si avvisava che il 18 agosto (data del mio compleanno, la periodicità della patente di guida giapponese è collegata con la propria data di nascita) sarebbe scaduta la mia patente, che potevo presentarmi per il rinnovo dal 18 luglio al 17 settembre, che mi sarebbe costata 3.150 yen, che dovevo portare quella comunicazione e la patente, e veniva specificato l'orario antimeridiano e pomeridiano di apertura dell'ufficio al pubblico.

Ieri sono andata nell'ufficio preposto a tale scopo, appena arrivata una impiegata mi ha indicato dove presentarmi, lì di fronte bisognava presentare la patente in scadenza che veniva fotocopiata su un modulo dove si autocertificava il personale stato di salute e si scriveva il proprio nome.
A poca distanza c'era il banco vendita valori bollati da attaccare sul modulo, qui ho pagato 3.150 yen.
Un'impiegata del banco mi ha indicato di andare di fronte, dove c'era il controllo della vista e qui ho consegnato il modulo con i valori bollati. Subito dopo sono andata a uno sportello dove mi hanno consegnato un altro modulo, con tutti i miei dati, che ho lasciato all' impegato addetto alle foto.
Quindi, con altre persone che stavano rinnovando lo stesso tipo di patente (la mia è gold ed ha validità di 5 anni, gold vuol dire che non ho commesso nessuna infrazione) abbiamo assistito ad una beve lezione su come ci si deve comportare in caso di incidente, sui vari obblighi e doveri dei guidatori, ecc.
Da qui siamo passati al banco dove si consegnava la vecchia patente e si riceveva la nuova patente rinnovata.
Il tutto in meno di 45 minuti.
Non è la prima volta che faccio questo rinnovo, ma ogni volta mi meraviglio di tutta questa organizzazione.

Amici Blogger

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